Miracolo al Rione Sanità

Febbraio 2010, Napoli. Catacombe di San Gennaro, nel cuore della Sanità.
L’oscurità e la luce, a cominciare dal titolo dell’iniziativa, Lux in Tenebris, promossa da Le Catacombe di Napoli, dirette da don Antonio Loffredo, parroco della Basilica di Santa Maria della Sanità, e L’Altra Napoli Onlus, presieduta da Ernesto Albanese.
Pochi passi in giù e si rimane avvolti dal fascino dell’arte, dai suoni e dalle voci amiche di Totò, di Eduardo, di Ninetto Davoli, di Pier Paolo Pasolini. E poi il mistero della morte, ma una morte che non fa paura. Si sta come sospesi tra sogno e realtà mentre si va tra anfratti e cunicoli tufacei, tra affreschi millenari, sepolcri, basiliche, dove la modernità delle tecnologie dei suoni e delle luci si fonde con la magia dei luoghi, ne esalta la bellezza. Ecco ancora Totò e Ninetto Davoli, l’invito è a “guardarsi dentro per cercare la verità”. È un percorso per molte ragioni insolito, é il sogno che diventa realtà.
Tra don Antonio ed Ernesto Albanese la complicità è scoppiata da subito.
Il primo da anni impegnato a dare senso e significato alla Sanità, cercando e trovando risposte nei giovani, cuore pulsante del quartiere, con i quali e per i quali si è adoperato per creare lavoro.
Il secondo ha inteso puntare sulla riqualificazione urbanistica e sociale di questo quartiere, senza spaventarsi di fronte alla faticosa ricerca di sponsor e dunque di fondi per sostenere il suo progetto.
Le diverse cooperative che si sono costituite intorno alla rivalutazione del patrimonio artistico e culturale della Sanità, un patrimonio immenso e da tempo dimenticato dagli stessi napoletani, sono un segno evidente che la strada imboccata è quella giusta.
Con il lavoro, questi ragazzi stanno imparando finalmente ad amare il loro territorio, a riconoscersi in esso con dignità, a riappropriarsene. Con il lavoro, questi ragazzi hanno imparato un “mestiere”, sono cresciuti facendo, giorno dopo giorno, acquisendo sempre maggiore professionalità.
“Il lavoro più importante è stato quello di far comprendere ai ragazzi quanto fosse ricco il loro quartiere – ci dice Don Antonio – quanta cultura è in esso presente, quanta la storia che rappresenta. E, insieme, l’impegno a prendersi cura di questo patrimonio per fare in modo che la gente potesse conoscerlo e visitarlo. Il lavoro da queste parti ha più valore che altrove. Ma c’è in più un valore aggiunto che non ha prezzo, che si chiama rispetto, stima, tutela del bene. Proprio così. Ricavare le risorse per la propria esistenza curando un progetto di cui ci si è innamorati è la cosa più bella. Per questo è stato determinante impegnare le risorse del quartiere, farle lavorare con tecnologie e impianti speciali, ecologici, innovativi, con corpi illuminanti che difendono il patrimonio storico artistico, che non inquinano l’atmosfera”.
Giovani, sempre e ancora giovani. Come gli allievi di Riccardo Dalisi, architetto, designer, poeta, che trasferisce con amore il proprio ingegno. Giovani che lavorano il ferro, lo forgiano e gli danno forme d’arte, ne fanno sculture come i fiori di ferro, bronzo e ottone che delimitano il passaggio nelle Catacombe, ne segnalano con cura la bellezza, aggiungono ulteriore cultura a questi luoghi.
Cultura come quella della fotografa Elisabetta Valentini che attraverso la sua mostra audiovisiva definisce la metafora degli opposti, mette in risalto le contraddizioni del quartiere, luce e tenebra che per l’appunto si respingono e si fondono, la bellezza e l’incuria, l’ancestrale immobilismo e la voglia di emergere dei giovani, la loro voglia di riscatto.
Tutto chiaro? Dobbiamo essere più espliciti? La prossima volta che venite a Napoli non mancate di visitare il rione Sanità. Magari accompagnati dai giovani della cooperativa “La paranza”. Ne vale la pena. Lo giuro.